Testimonianza di un’epoca come contesto sociale o indizio di opera d’arte?

Non ho l'intenzione di censurare i singoli,
ma di mostrare la vita com'è e come sono i comportamenti umani.


Le rane e il Sole

Esopo vide alle nozze di un ladro suo vicino tanta gente accorrere e subito si mise a raccontare:
Volendo tempo fa il Sole prendere moglie, le rane levarono alte grida fino alle stelle. Giove, mosso da un tal clamore, chiese il motivo delle lamentele. Allora un'abitante dello stagno disse: «Ora che è solo, prosciuga con il suo calore tutti gli stagni e costringe, noi misere, a morire nel nostro disseccato. Cosa succederà se metterà al mondo dei figli?».

Ranae ad solem fa parte del libro I° delle favole di Fedro pubblicato insieme al libro II° entro il 31 d.C., ed è ipotesi tra le più discusse che le allusioni dirette a Seiano potevano suonare come attacchi diretti. Scritta quando Lucio Elio Seiano, prefetto del pretorio dal 14 al 31 d.C. sotto Tiberio, aspirava a illustri nozze (le celebres nuptias del testo riferite al vicini furis, ladro vicino di casa). 

Pianta di Roma Pèrac-Lafrèry 1577  part. Castrum Preatorium  presso porta Viminale

Secondo lo storico Tacito Seiano era abile nel dissimulare, con una tendenza ad accusare gli altri, una miscela di adulazione e superbia: modo esterno rispettabile, ma ambizione interna spietata; grazie a tutto ciò aveva trasformato il suo ruolo di capo delle guardie imperiali in un immenso potere di governo, gestendo l'amministrazione dello Stato e assumendo il controllo totale di Roma quando Tiberio si ritirò a Capri. Egli viene ritenuto responsabile dell'enorme aumento di potere dei pretoriani, manifestatosi a più riprese durante l'impero: nei castra praetoria da lui edificati presso la porta Viminale vennero situati i soldati, unico corpo armato presente a Roma, strumento di pressione sul senato e l'imperatore.
Ancora Tacito racconta che la rottura con Tiberio fu improvvisa: Seiano attendeva il conferimento di poteri che lo avrebbe associato all'imperatore, mentre Tiberio inizia a sospettare le trame del suo ministro, quindi quest’ultimo recapita una lettera in senato, lettera contenente la sua condanna a morte. L’uomo che aveva usato dissimulazione e manovre per crescere diventa, quando il potere cambia sospetti, il bersaglio perfetto della repressione imperiale.

Mosaico di Orfeo (frammento) - Museo di Saragozza

Le allusioni al malgoverno di Seiano rilevate nella favola procurarono al poeta l’odio e la persecuzione sfociata in processo e condanna. Morto Seiano (31) e anche Tiberio (37), Fedro tornò a scrivere favole, pubblicando un terzo libro, al quale premise un prologo con una dedica ad Eutychio, un potente liberto, nella quale rivendicava il valore artistico del suo lavoro, non limitandosi a riprodurre semplicemente Esopo, ma trasformando la prosa greca in senari giambici latini dotati di ritmo, eleganza e brevitas, l'arte di dire molto in poche parole. Nel prologo inoltre dava conto di questi fatti di cui era rimasto vittima dicendo che Seiano lesse alcune favole come attacchi personali, concludendo con il messaggio finale contenuto nella epigrafe di cui sopra.

Le rane alludono alla condizione umana e in particolare alle ingiuste leggi che governano la società degli uomini; esse vivono insieme schiamazzando, sicure di sé e libere, ma in realtà nell’illusione e nell’impotenza. Il significato politico è avvalorato dal richiamo: secondo un gioco onomastico, per assonanza con il Sole / Helios / Aelius che sembra riferirsi proprio a Seiano; le rane al popolo romano oppresso; l’idea che l’arrivo di quel Sole possa significare danno e prosciugamento.
Infine Esopo, nella finzione letteraria, narratore e nume tutelare, esempio da emulare, Fedro stesso.
La struttura della metafora trasforma un semplice aneddoto morale in una raffinata e pericolosa opera di opposizione politica.